Aarni – Bathos

Emanuele Giaconi 14 febbraio 2012 0

Etichetta: Firedoom Records / Anno: 2004 / Genere: Avant-Garde Metal, Doom Metal

Entrare nel mondo degli Aarni è un’esperienza senza dubbio edificante. Fa scoprire paesaggi mentali insoliti e calcati solo nei sogni ad occhi chiusi. Fa percepire quanto la mente umana, se unita alla magia della Musica, possa arrivare lontano e in profondità, nelle cavità buie della Terra Madre, oppure nell’altissimo spazio cosmico super-blu. Non c’è limite all’immaginazione, durante l’ascolto di questo album insolito, spettrale, cupo e avvolgente. Si tratta di un disco lungo, che ci tiene impigliati in una rete dalla quale non si può fuggire se non dopo la fine dell’ultima traccia. Chi entra resta. Prendere o lasciare.

9 canzoni tra Avant-Garde Metal e Doom poetico per una band (ma è una band davvero?) finlandese con all’attivo 5 album di studio. Difficile capire chi siano i componenti; di sicuro la mente del progetto è tale Master Warjomaa, nato (forse) nel 1974 e con le idee parecchio chiare sulla vita: “Sebbene a volte preferisca una dea unicorno femminile ad un gassoso maschio alpha vertebrato di una grandezza cosmica, preferirei non scegliefe affatto nessun dio o divinità. Credo sia tempo che noi smettiamo di adorare gli dei e cominciamo a puntare sul diventare noi stessi degli dei.” Ad accompagnarlo in quest’avventura ai limiti dell’impossibile ci sono Le Comte de Saint Germain, Doomintroll e Mistress Palm.

Il primo è un ex-human nato nel 1665 che si occupa di processi chimici e chiavi ai segreti. Doomintroll è invece un disegno animato nato nel 1998, con un grosso naso, la pipa in bocca, il dito medio sempre pronto e con l’intenzione viva di diffondere l’attitudine anarcho-shamanica tra chi ancora non ne sta gustando gli effetti. Mistress Palm è invece l’elemento che si occupa degli errori di esecuzione musicale e delle sensazioni, e non è altro che un programma per pc sotto forma di anziana donna armata di spazzolino per piatti.

Ora, al di là delle strambe situazioni che riguardano la formazione della band, c’è da dire che questi Aarni molte sicurezze ce le offrono. Su tutte, la possibilità di trascorrere più di un’ora di ascolti insoliti, pervasi da atmosfere a tratti eteree, a tratti più pesanti, simili a macigni viola che piombano da un cielo celeste. Master Warjomaa ci lancia messaggi occulti e spesso segreti in varie lingue (si va dal finnico all’inglese, passando per il latino e per il…  glossolalic, oltre che per l’egiziano antico). Brani come “Squaring The Circle“, “Quinotaurus (Twelve Stars In Sight)” o “The Thunder, Perfect Mindfuck” ci impongono alla mente immagini sognanti di natura sabbatiana, mediate da frame sparatici negli occhi da congreghe di artisti drogati per l’occasione provenienti da Van Der Graaf Generator, Primus, Paradise Lost, Anathema, Opeth. Sono suoni irresistibili o forse è una tortura subliminale che non ci dà modo di scegliere cosa scegliere? Master Warjomaa non ci dà scampo in alcun pezzo, bombardandoci lentamente, quasi cauto, con rumori, suoni, spifferi, parole grigie, chitarre angeliche e ritmi mitologici e tribali. Il paganesimo ci accompagna in cavalcate/ninna nanne come “Kivijumala” o “Kesäyö“, capolavoro che sa di foreste, laghi ghiacciati, racconti di spiriti e fantasmi buoni. Se qualcuno provasse a mettere in Musica i racconti di geni malati come Edgar Allan Poe o Lovecraft forse si ritroverebbe a cercare spunto tra le note folli e allo stesso tempo perfette degli Aarni. In fondo, contornarsi di collaboratori che vengono da secoli precedenti o che sono fatti di pixel e cibarsi di Transumanesimo, Taoismo e Parapsicologia non può far altro che condurre sulla via di un dadaismo sonoro di rara bellezza.

VOTO 8

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