Alfatec – Alfatec

Emanuele Giaconi 16 marzo 2012 0

Etichetta: Varie label indipendenti / Anno: 2011 / Genere: Hardcore-Punk, Punk Rock

Un po’ di sano Hardcore fiorentino ci mancava su questo sito e gli Alfatec corrono ai ripari e ci propongono il loro primo full lenght, che segue un demo, uno split con gli olandesi This Routine Is Hell e un EP. Questo omonimo è dunque il grande passo, il momento forse più significativo nella carriera degli Alfatec, perché il disco può permettere a questi ragazzi fiorentini di farsi conoscere anche in territori non ancora toccati dai loro energici live show.

Abbiamo nel complesso 13 tracce, tutte dedite ad un Hardcore vitale, tirato, che risente sia di certo Punk italiano che delle care vecchie radici americane anni ’80. Il cantato è sia in italiano che in inglese e non credo si possa dire che una formula sia più riuscita dell’altra, perché il buon Tommaso Maggiorelli, alla voce (gli altri Alfatec sono Gilberto Rossi, Marco Bartolini e Simone Perchiazzi), riesce a convincere con entrambe le lingue, segno che è proprio il suo approccio a metà strada tra rocker e punk a colpire nel segno qualunque sia il testo da cantare/gridare. Non si pensi comunque che gli Alfatec facciano un HC-Punk a perdifiato e a rotta di collo perché il loro sound è sì veloce e cazzuto ma allo stesso tempo si percepisce la chiara influenza di certo Rock ‘N’ Roll contemporaneo abrasivo e alla dinamite.

La passione che ha portato gli Alfatec a suonare è sincera e si è bene associata alla tecnica che anche se fai musica Punk (non siamo più nel ’77, baby!) è necessaria per dare alle stampe album credibili e di ampio respiro. I testi si occupano di vita quotidiana, di feste, di tematiche sociali. Il pezzo forse più potente del disco è “17 Nightmare” (che mi fa venire a mente, ma forse solo per il titolo, “17 Incubi” degli Arturo – sempre siano lodati -), che è stato anche proposto come video. Fanno la loro porca figura anche molti altri pezzi; “Holy Shit” e “Il buio acceca“, poste in apertura, ci presentano questo binomio lingua inglese/lingua italiana che non scoccia affatto. “Falling Love” ci parla di amore sopra a note sparate rapide e taglienti. “Sick Job” punta invece l’attenzione sul problema del lavoro che rende schiavi (“Where is the freedom? All life to collect and now what you get? You are dead!“), sempre con melodie tirate e lancinanti. Il pezzo più sgonfio del disco è “Hard Times“, subito però rincalzato da “Sexy Party Tonight“, che si ispira ai famosi festini del signorotto di Arcore.

É interessante il modo in cui gli Alfatec chiudono poi il disco: “Your War“, con i suoi quasi 4 minuti di durata, è infatti un pezzo ben diverso dagli altri, più calmo e riflessivo, che richiede più attenzione alle liriche di denuncia che Maggiorelli ci canta. Per la serie: divertirsi va bene, ma stiamo svegli perché questi ci fottono la vita (“the next bomb will be under your ass“). É un bel sigillo a chiusura di un disco valido, ben suonato, certo non innovativo ma che suscita interesse per le gesta di questi 4 fiorentini. Ora cerchiamoceli anche live, in modo da scoprire come suonano questi pezzi anche in un contesto ben più movimentato rispetto ad un ascolto casereccio su disco.

VOTO 7

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