Balance and Composure – The Things We Think We’re Missing

Alessandro Cheti 29 ottobre 2013 0
Etichetta: Nosleep Records / Anno: 2013 / Genere: Post-Hardcore, Alternative Rock, Emo

Etichetta: No Sleep Records / Anno: 2013 / Genere: Post-Hardcore, Alternative Rock, Emo

I Balance and Composure sono il rock, il punk e molto di più. Formati nel 2007 in Pennsilvanya, hanno realizzato due full lenght, tre ep, uno split con i Braid, uno split con Tigers Jaw, un live show con The Jealous Sound.  Hanno sorvolato l’oceano più di una volta con tour europei e australiani, stanno finendo il tour americano con i Title Fight e stanno per iniziarne uno nuovo con Coheed and Cambria e hanno partecipato a grandi festival importanti; tutto questo nonostante non superino i 25 anni d’età. Il settembre scorso hanno lanciato il loro nuovo album “The Things We Think We’re Missing” via No Sleep Records. L’album si presenta con 13 tracce, contenenti anche i singoli “Tiny Raindrop“, “Reflection” e “Keepsake” (feat Anthony Green, sì proprio il cantante dei Circa Survive) ed è stato registrato/prodotto da William Yip (Man Overboard, Citizen, Tigers Jaw, Polar Bear Club, Title Fight).

Lasciando perdere i soliti inutili convenevoli, cominciamo a parlare del disco: MARONN MI! Sapete perché amici? Perché erano anni che non sentivo una band che scriveva un album del genere e perché finalmente ho la certezza che non tutta la musica nel 2013 è definitivamente  morta. L’album si apre con “Parachutes“, un bel pezzo dritto alla Foo Fighters di “The Colour And The Shape” e senza troppe pretese.  Se sei un bel romanticone emo e piangi ogni volta che ti guardi “Le pagine della nostra vita”, i Balance ti offrono su un piatto d’argento “Tiny Raindrop“, ricordandoti che l’emo è amore e l’amore è emo con questo ritornello: “Come close, stay far, I’ll be your tiny raindrop I fall down now You left me feeling shameful”. Continuando a navigare in questo mare intrepido di emotività arriviamo a “Reflection“, il mio pezzo preferito dell’album. La canzone inizia con un riff di chitarra che non so per quale motivo mi ricorda tantissimo i beneamati anni ’90 (haters urlatemi contro), un chitarrone bello potente ci apre le acque come Mosé prima dell’impatto di suono che ti si scaglia contro come uno tsunami (mega filosofico).

Dopo il pezzone acustico tagliavene “Dirty Head“, arriviamo piangendo tutti inisieme a “Keepsake“, il penultimo pezzo del disco. Prima di parlare di questa canzone, vorrei porre un quesito a tutte le band metalcore la fuori: “Amici, ma come avete fatto a non farvi venire in mente Anthony Green dei Circa Survive come candidato per un feat nei vostri pezzi, invece di chiamare le solite “rockstar” che sberciano sempre le solite frasi?” “Keepsake“, comunque, è un altro pezzo come “Parachutes“, che attacca subito bello dritto con ritornelli dimezzati e la solita “onda di suono”. L’unica pecca del pezzo a parer mio è che, metricamente e produttivamente parlando, il feat poteva essere gestito meglio. La voce di  Anthony Green è troppo bassa rispetto a quella di Jon Simmons. Infine, “The thing we’re missing” è uno di quegli album che ti ricorda di quanto sia bella la musica e che non tutto ancora sia perduto. Per il momento non  lo apprezzeranno in molti, ma fidatevi amici miei, tra un paio di mesi su Tumblr, al posto delle foto delle zinne delle suicide girls, rebloggherete solo le foto dei B&C e piangerete lacrime emotive nella vostra scatola del pianto.

Con tutta la mia approvazione e gioia, conferisco ai Balance and Composure un bell’8,5 per aver scritto e prodotto un album con i fiocchi.

VOTO 8,5

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