Causa – Teledisperati

Alice Santaniello 17 aprile 2012 0

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2012 / Genere: Ska-Punk

I Causa nascono nel 2007 dall’unione di cinque ragazzi dell’entroterra pisano; dopo aver dato vita, nel 2010, al loro primo album “Regole non scritte”, che li ha portati a tenere uno svariato numero di concerti facendo da spalla a gruppi del calibro di Linea 77, Tre Allegri Ragazzi Morti e Los Fastidios, sono tornati nel 2012 con il loro secondo album “Teledisperati” in vero stile DIY.

Dieci istantanee che fotografano in maniera inequivocabile i nostri tempi. Il tutto a suon di Ska-Punk.
Sound quindi scanzonato e accattivante, a base di giri di chitarre e sezione ritmica veloci, voce potente e penetrante e tromba “ballerina”, contrapposto ai testi e ai temi trattati tutt’altro che spensierati; bensì incattiviti contro lo stato e la società repressiva. Uno Ska-Punk “fedele alla linea”, vibrante, che smuove il culo ma anche le rotelle in testa.

L’influenza di gruppi nostrani come i Punkreas di “Paronoia e Potere”, Los Fastidios, Porno Riviste (e in certi punti anche Banda Bassotti) è evidente, riprendendo dai loro “predecessori” non soltanto la linea sonora, ma anche e soprattutto la necessità di manifestare il bisogno di una rivolta morale generazionale.
Rabbia urlata contro la logica del mercato che punta al profitto (egoisticamente e nazionalmente inteso)  e all’abuso di potere da parte dei politici ( “i tuoi risparmi di una vita intera stanno nelle mani di una banca armata che se ne sbatte di chi fa i conflitti“); rabbia urlata contro l’ipocrisia delle persone “inculcata da un’Italia malata“; contrari all’energia nucleare (“di terra, acqua e sole non ne senti mai parlare?”), all’istituzione della chiesa cattolica e al marcio al suo interno, sono animati da obiettivi nuovi da raggiungere e dal desiderio di libertà e onestà per questa nostra Italia (zimbello di potenti e “nuovi invasori”), lottando e operandosi affinchè il nostro Paese non diventi “una terra del silenzio“.
Siamo di fronte ad un collettivo musicale (e politico) di giovani ragazzi che utilizzano la musica come veicolo per denunciare la melma di criminalizzazione del dissenso in cui siamo impantanati, cercando di rianimare le coscienze personali con composizioni ammalianti nate dalla fusione di ritmi ska, allucinazioni punk e qualche suono reggae.

Il sound, per quanto ben fatto, non propone certamente niente di brillante e innovativo, ma sono ragazzi svegli, con idee chiare e soprattutto vogliosi di manifestare queste idee (e non è poco!): le carte in tavola per crearsi un proprio percorso di maturazione musicale quindi ci sono tutte.
Lasciamoci quindi solleticare e trasportare dall’energia coinvolgente di senso comune che esplode da questo album.

VOTO 6,8

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