Chamberlain – Relax, Enjoy the Crisis

Marco Neri 20 febbraio 2012 0

Etichetta: Lophophora Williams recordings / Anno: 2011 / Genere: Hard Rock, Rock Psichedelico

L’hard rock nel 2012? Roba per band di cloni come i Wolfmother. Non c’è niente di più falso se parliamo dei Chamberlain, band dalle sonorità classiche ma senza dubbio sorprendente.
Il combo di Catania infatti pur recuperando a piene mani dalla tradizione hard rock e psichedelica, riesce a non essere l’ennesima copia di band storiche come i Led Zeppelin.
Chitarre imponenti, una sezione ritmica con un basso che è un vero macigno ed una voce mai troppo sopra le righe (come spesso purtroppo si sente in band del genere), sono questi gli ingredienti vincenti nell’album di esordio.
“Relax, enjoy the crisis” arriva quasi due anni dopo l’ep “Good old days” ed è composto da 9 pezzi. Le danze si aprono con “Derdang”, un brano potentissimo e dominato dalle chitarre acidissime di Sergio La Fata e Francesco Venti.
Non ci poteva essere apertura migliore ed anche nel secondo pezzo “Superstition” la qualità rimane altissima. Qui a far da padrone sono ancora le chitarre questa volta arpeggiate ma sempre acidissime e pronte ad esplodere in un assolo travolgente.
Questi ragazzi siciliani sanno anche essere assolutamente eclettici come dimostrano le alternanze fra piano e forte di “Sparks” e “Not Here Not There” che dopo un inizio soffuso si trasforma nella seconda parte in un brano assolutamente esplosivo.
Altro picco è rappresentato da “22 Butterlies”, traccia di matrice blues-rock che alterna atmosfere più distese ad attacchi assolutamente imponenti con una batteria finale assolutamente pregevole.
Tuttavia il vero lampo di genio arriva su un pezzo abbastanza atipico. É infatti “Sailing Soul” a meritarsi la palma di miglior brano del disco.
Immaginatevi i Pearl Jam di “No Code” imbottiti di LSD e forse potrete capire cosa intendo. Una canzone che può diventare un grande viaggio mentale grazie alla stupenda melodia della voce di Sergio Manfredi e la grande quantità di effetti che fanno da tappeto ad un brano  costruito solamente su chitarra e voce.
Il disco si chiude con i sette minuti di “Astreroid Blues” ed una ghost track posta dopo 3 minuti e mezzo di silenzio.
Ci troviamo di fronte ad un gran disco, dove in nove pezzi questi cinque ragazzi catanesi sbagliano forse forse una volta (“23 Butterlies”) e ci regalano il capolavoro assoluto (“Sailing Soul”).
Un’impresa titanica se pensiamo quanto sia difficile recuperare certe sonorità appartenenti al rock degli anni settanta e renderle attuali senza perdere in originalità.

VOTO 7,8

 

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