Cloud Nothings – Attack On Memory

Emanuele Giaconi 3 febbraio 2012 0

Etichetta: Carpark Records / Anno: 2012 / Genere: Indie-Rock, Post-Punk, Alternative Rock, Punk

A volte di fronte a certe band ci si rimane male. Ma male in senso positivo, nel senso che la sorpresa è talmente tanta che quasi non ci credi. A vent’anni quanta qualità si può sprigionare? Dopo poche esperienze da sbarbatelli, quanto bene si può fare? In quanti possono credere in te? Poi ti accorgi chi c’è dietro alla produzione del disco, e capisci che è tutto vero e certificato: si tratta di un progetto coi controcazzi e di pregevolissima fattura, altrimenti non ci avrebbe messo la manina tale Steve Albini. Steve Albini chi, lui lui? Sì, proprio quello lì. Ha vinto ancora una volta.

Cloud Nothings: americani, prima una sorta di progetto one-man-band (il genio che ha architettato tutto è un lungherone simpatico a vedersi, tale Dylan Baldi), poi per questo album diventati una band ben più solida, visto che nonostante appunto la giovane età Baldi e soci sono stati chiamati a dare subito un segnale forte: dopo aver girato in tour con roba del calibro di Fucked Up, c’era già da scegliere se rimanere un gruppetto che si muoveva tra un interessante Indie-Rock punkeggiante e fresche sonorità Alternative (come però ce ne sono tanti), oppure se fare un salto di qualità, potenziare il sound e metter su i muscoli. Che bravi, hanno scelto la seconda via.

8 tracce dinamiche, pressanti, elaborate, intraprendenti, tra sonorità che risentono dell’Indie-Rock e chiare influenze Punk, Post-Punk, a tratti Post-Hardcore. Che genio, Dylan Baldi. Si tratta di una prova di coraggio e di forza; poteva benissimo rimanere sulla linea che aveva tenuto fino a questo “Attack On Memory” e continuare ad andare sul sicuro. In fondo, lo stavano già chiamando in mezzo mondo a suonare. E invece ha dimostrato a tutti che si può rischiare un minimo e cambiare qualcosa anche quando la formula era già buona. Suona molto più scuro e arrabbiato ora, Dylan. Più muscolare. La tarda adolescenza lascia strascichi che hanno bisogno di essere espressi con malcelato furore, talvolta, e Baldi ha messo su un impianto che musicalmente esprime al meglio questa necessità. “Stay Useless“, “No Sentiment“, “Our Planes“: pezzi ottimi. Ma la vetta la si tocca con “No Future/No Past“, un’esplosione rallentata di emozioni e frasi ciniche che solamente un video bellissimo come quello che è stato creato appositamente per il pezzo poteva coronare al meglio.

In un’intervista per Pitchfork Dylan ha detto che durante la registrazione Albini non ha fatto altro che giocare al pc a Scrabble, e che forse non si ricorda nemmeno del disco che ha prodotto. Ora, al di là del tono scherzoso con cui il giovane musicista americano ha raccontato l’episodio, noi dobbiamo interpretare nel giusto modo la scenetta: con Baldi e compagnia bella c’è poco da rimboccarsi le maniche, a livello di consigli, mixaggio, messa a punto etc. Perché è proprio la spontaneità nella musica di Cloud Nothings a rappresentare la forza del progetto, senza bisogno di troppi ritocchi, lifting o ripensamenti. Go on, dudes. La strada è quella giustissima.

VOTO 8,3 

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