Cosmonauts Day – Paths of the Restless

Marco Neri 17 aprile 2012 0

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2011 / Genere: Sludge-Metal, Post-Rock

I Cosmonauts Day sono quattro ragazzi russi che debuttano con “Paths of the Restless”, otto tracce strumentali che fondono lo Sludge Metal più pesante con le atmosfere tipiche del Post-Rock.
Tutti i brani sono strumentali e uniti fra loro formano un viaggio catartico nei vortici dello spazio più siderale.
Prendiamo ad esempio “Satellite”, uno degli episodi più brevi e (se proprio vogliamo) diretti presenti su questo disco, un continuo rincorrersi fra le due asce di Dima e Chekan che giocano a loro piacimento su una ritmica imponente.
Spicca in particolare il suono cupo e plettrato del basso di Krasen, mentre la batteria di Nikita è talvota capace di staccarsi completamente dalle classiche soluzioni ritmiche fino a diventare uno strumento armonizzante.
Batterista in gran spolvero anche su “Rift” altra traccia dagli animi più rilassati in cui a dominare sono proprio le pelli che prevalgono sugli arpeggi incrociati delle chitarre fino alla loro loro deflagrazione nel finale.
Non mancano episodi di una potenza primordiale come il brano di apertura, “The Captain”, in cui le chitarre sono fangose e pesanti come nella migliore tradizione Sludge Metal. A tratti è possibile fare accostamenti ai Mastodon o ancora di più agli Isis.
Un piccolo viaggio lungo otto minuti in cui sfuriate psicotiche si coniugano con momenti a tratti più rilassati. Una traccia che riassume in parte l’anima di questo disco tutto giocato in maniera molto abile sulle dinamiche.
La vera turba si raggiunge con “The Great Disease” ed i suoi dieci minuti di feedback, ritmiche geometriche e sfuriate chitarristiche.
Molto bella la parte arpeggiata (intorno al terzo minuto) che mischia un po’ le carte in tavola dopo l’assalto iniziale.
Il disco si chiude con “The Last Watchman”, che segna un punto di arrivo nel viaggio intrapreso negli episodi precedenti. I toni sono più pacati, a tratti quasi sognanti e assolutamente lontani dalle scariche violente degli altri pezzi.
Un disco folle ma riuscitissimo che è capace di portare la mente umana in luoghi altrimenti irraggiungibili.

VOTO 7,5

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