Diiv – Oshin

Irene Sani 9 gennaio 2014 0
Etichetta: Captured Tracks / Anno: 2012 / Genere: Dream Pop, Post-Punk

Etichetta: Captured Tracks / Anno: 2012 / Genere: Dream Pop, Post-Punk

Zacharias viene da Brooklyn, al tempo è chitarrista dei Beach Fossils. Decide per un altro progetto tra amici ma senza tradire le proprie origini: i DIIV ne sembrano la naturale continuazione. Il nome è discusso: in principio Dive (per i Nirvana. Eterno teenager) poi DIIV per non confondersi col progetto di Dirk Ivens.
L’album in questione è “Oshin”, 2012. Copertina dal sapore un po’ tribale, un po’ arcano e primitivo che poi non ha nessun riscontro nella musica. Ma i disegni sono bellini.
Si parte con “Druun” che è decisamente la peggiore: un’ouverture banale, chitarrina flaccida e batteria anni ’80, senza direzione. Poi qualcosa succede. “Past Lives”, (<< I was your home and you locked yourself out…>>  arriva, no?) raccolta, intima. Quella voce sperduta, le percussioni rapide a volume basso sanno di Foals delle prime produzioni. Musica leggera ma sofferta.
Via su questa linea. “Human” introspettiva, “Air Conditioning” dall’aria new wave e fino a “Druun pt.2” che prende vita, più animata della prima. Poi “Oshin” che dà il nome all’album, dall’inizio alla Interpol in un crescendo di intensità e sotto note molte lunghe in synth, la voce che quando arriva vi si confonde. Segue a ruota “Doused”, più serrata e forse la migliore dell’album: indecisa tra Joy Division – per non crescere mai- e Soviet Soviet, bene esprime l’amaro di una ciclica urgenza di andar via (tema troppo frequentato, ma attuale). Si conclude con la lenta (per fortuna breve) “Home”, dal testo sillogistico: << You’ll never have a home until you go home.>>. Non fa una piega.

Un album sicuramente ingenuo, ancora da limare. Ma gradevole: un sottofondo da consigliare.

VOTO:  6,5

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