Dirge – Elysian Magnetic Fields

Alice Santaniello 12 marzo 2012 0

Etichetta: Blight Records, Division Records / Anno: 2011 / Genere: Sludge Metal, Post Metal

“Dirige, Domine, Deus meus, in conspectu tuo viam meam” (Oh Signore, mio Dio, indirizza la mia strada fino al tuo cospetto“).

Cosa c’entra una formula sacra con un gruppo post-metal di nome Dirge?
Ebbene c’entra eccome.
Da quella formula latina infatti deriva proprio la parola inglese “dirge”, che significa “canto funebre” e la musica dei Dirge è, di fatto, una potente deflagrazione sonora che crea atmosfere cupe e funerarie.

Attivi ormai dal 1994, i Dirge sono uno di quei (pochi) nomi che contano davvero nella scena sludge/post-metal odierna e “Elysian Magnetic ­Fields” del 2011 è il loro quinto lavoro, decisamente all’altezza del precedente (capo)lavoro “Wings Of Lead Over Dormant Seas”.
Un album di otto lunghi brani (a volte più di dieci minuti) per la maggior parte strumentali che giocano sull’altalenanza di intensità e pongono in primo piano il contrasto fra parti più rilassate, quasi ambient, e parti più esplosive.

È musica profondamente emotiva, fatta di un continuo scorrere di figure sonore e visive.
Chitarre pesanti, ronzii “sintetici” e industriali, batteria ossessiva e una voce urlata che tuttavia accarezza creano un’ architettura di suono che inizialmente prende una forma, ma subito si contorce su stessa,  si altera, si abbassa, prende velocità per poi rallentare e alla fine esplodere in tutta la sua potenza angosciante e claustrofobica.

Lo definirei un album “apocalittico” (nel senso etimologico del termine) e quindi un album che rivela ciò che viene nascosto.
Dalla prima  fino all’ultima nota difatti si è travolti dall’inquietudine data dalla consapevolezza di un mondo impuro e marcio e sembra che l’unica via di fuga per alleggerirsi di questo fardello sia scavare in profondità e cadere “laddove i mortali non riescono a nuotare”.

Elysian Magnetic Fields è un lavoro monolitico, la cui analisi track by track risulterebbe, a mio avviso, inutile e limitante, in quanto l’unico modo per riuscire a catturarne l’essenza è ascoltarlo, lasciarsi sopraffare dal nero funerario che uccide ogni scintilla di speranza e innocenza e perdersi in queste sensazioni quasi sciamaniche.

Le influenze delle grandi pietre miliari del genere come Neurosis (un gruppo a caso), Pelican e Isis si sentono eccome, ma il combo francese riesce comunque a dare prova di grande maestria e di carattere proprio e in un momento storico in cui il post-metal (e direi il metal in generale) è costellato da miriadi di gruppi la cui identità personale è pressocchè inesistente, provare (almeno) a trovare una propria strada può essere solo che una nota di merito. Per di più se la propria strada viene trovata.
I Dirge sono infatti riusciti  a uscire da questo “impantanamento” musicale in maniera ottima.

Non si tratta dunque di un solo album che merita di essere ascoltato, ma di un intero gruppo davvero di qualità.

VOTO 7,8

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