Fine Before You Came – Ormai

Emanuele Giaconi 23 gennaio 2012 0

Etichetta: Triste Records – La Tempesta Dischi / Anno: 2012 / Genere: Alternative Rock, Emo, Post-Hardcore

I Fine Before You Came sono una delle realtà musicali italiane di maggior spessore attualmente in circolazione, senza se e senza ma. Avvicinarsi ai loro lavori vuol dire fare un salto dentro la loro vita emozionale, che è profonda, intensa, densa di concetti e immagini grigio-azzurre, di ricordi vivi, di passioni autentiche. A quanti musicisti italiani piacerebbe riuscire ad unire musiche ottime e liriche sincere e funzionanti? Ai FBYC è riuscito dimostrare ancora una volta che tra i migliori nell’italico stivale nel bilanciare parole e musica ci sono ancora loro. Vi ricordate la bellezza di “Sfortuna“? Ecco, con “Ormai” non rimarrete certo delusi. E non perdiamoci in paragoni (“ma è meglio quello o questo?!”, staranno pensando in tanti), perché quello del mettere allo specchio due album del genere è un esercizio inutile che ruba il tempo ad un’attività molto più importante: l’attento ascolto del disco nuovo. Che va gustato in solitudine, magari in cuffia, per non perdere nessun suono, nessuna sillaba, ché a stare poco attenti e a disperdere le musiche si rischia di lasciarsi sfuggire qualche emozione.

7 tracce non sono tante; è un rischio: o la va o la spacca. Ma allo stesso tempo dovremmo anche riconoscere che spesso album più corposi in fondo in fondo sono solamente pieni di poche idee traballanti, che messe insieme ne fanno (meno di) una sola buona. I Fine Before You Came avranno avuto i loro personalissimi crucci, durante la scrittura, le prove, la registrazione. Si saranno chiesti se le loro, di idee, funzionavano ancora, come nel 2009. E poi si saranno buttati, un po’ consapevoli, un po’ speranzosi. “Ormai” ha nel DNA un po’ di Germania, visti i luoghi di mixaggio. Avrà fatto bene al sound un po’ d’austera aria tedesca? (Che poi non è mica vero che i tedeschi sono sempre seri seri. Ma questo è un altro discorso…)

Parte “Dublino“. Poi “Sasso“. Poi “Magone“. Poi “Per non essere pipistrelli“, “Paese“, “Capire Settembre” e infine chiude il tutto “La domenica c’è il mercato“. A questo punto, c’è da chiedersi: c’è qualcosa che non funziona? Fammelo risentire, ci deve essere qualche traccia meno riuscita… Ma nulla, tutto è azzeccato, ancora una volta. Tra tristezza e slanci di vita, tra malinconia e voglia di farcela, tra adombramenti e lampi di sole; i Fine Before You Came hanno confezionato l’ennesimo pacchetto completo di tutto il talento e l’ispirazione che serve alla Musica italiana per farsi largo nei chiaroscuri anni 2000. C’è da prendere esempio, in silenzio, quasi contemplare. Ma in fondo mica si può stare troppo adagiati in poltrona, a sentirsi “Ormai”, perché il disco è cosparso anche da rumori energici che mettono voglia di fare, di azionarsi. Tutto torna, con “Ormai”; le trame scritte dalle chitarre colpiscono nei punti giusti, le voci si slanciano bene come sempre, la batteria calza i ritmi che speravamo. E poi il basso, che lungo tutto l’album ci fa da caldo accompagnatore/istruttore per farci immergere al meglio nei sogni ad occhi aperti dei Fine Before You Came.

Dimmi qualcosa che mi scaldi / che fuori splende il sole e qui fa un freddo cane“, ci cantano i nostri. A noi, per scaldarci, basta “Ormai”. Forse ora dovremmo pensare ad un modo carino per ricambiarli, i FBYC, con qualcosa di altrettanto sentito e intimo. Se a noi riesce.

VOTO 8,3 

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