Grey Mouse – Trip

Emanuele Giaconi 24 aprile 2012 0

Etichetta: Mylodon Records / Anno: 2012 / Genere: Blues, Rock Psichedelico

I Grey Mouse vengono dalla gloriosa Russia e il loro “Trip” rappresenta la terza loro uscita discografica ufficiale, il che ci dà un’idea di quanto questi musicisti siano ormai esperti e con le idee chiare sul proprio progetto. Al di là di qualche cambiamento di formazione, i Grey Mouse hanno mantenuto negli anni (sono attivi all’incirca dal 2005) uno stile che unisce una forma classica di suonare la musica e alcuni tocchi sperimentali e da “background music”, che rende, di base, il progetto GM un qualcosa che sembra potersi piazzare tra vecchio e nuovo, sia come approccio che come idee. Il problema è che i Grey Mouse non riescono a spiccare il volo per davvero; dondolano, ci provano, si slanciano e poi finiscono al suolo. Se ci riprovano, il risultato non cambia. Non sono malissimo, però non dicono granché. Oltretutto aprono questo disco con un equivoco: una lunga intro praticamente Drone piacevole ed educata (“Deus Ex Machina“) lascia poi spazio ad un disco che vive di un Blues Psichedelico un po’ sgonfio, che accenna, a tratti, a mezze-idee un minimo diverse rispetto al fil rouge del disco ma che di fatto non innalzano il valore del lavoro.

10 tracce totali che, a parte l’introduzione, sono tutte troppo simili tra loro, che non spiccano. Cosa rimane impresso? Un po’ pochino. Il punto forse più deboluccio di questa uscita pare essere il cantato femminile che conduce i GM lungo tutto l’album: la voce (bella) di Victoria Barsukova non mi pare molto tagliata per questo tipo di sound e l’abbinamento tra il suo stile canoro e le chitarre poco geniali che non fanno da vera spina dorsale a “Trip” non conclude granché.
I momenti un po’ più lucidi del disco sono quelli in cui i GM provano a spulciare tra i territori dell’Hard Rock psichedelico per vedere l’effetto che fa, ma anche lì sembra che non ci sia troppa linfa per rinfrescare un sound un po’ scialbo (si segnala, comunque, la traccia 7, “Snow – Spiral Work” – dove, per la cronaca, la Barsukova non canta mai, salvo fare qualche verso da coro). Non che i Grey Mouse sembrino gente che non si impegna: ce la mettono tutta per tentare magari anche vie nuove e diverse (ecco l’uso di banjo, sitar, didgeridoo, jaw arp), ma tutto l’ingranaggio stenta un po’ a funzionare e certi suoni orientali che caratterizzano alcune pause delle melodie non fanno che allontanare i GM dalla strada maestra.
In tutto questo, mi chiedo: perché sul sito russo che ce li presenta in questa terza fatica c’è scritto addirittura che sono adatti per gli amanti dello Stoner??? Mistero della fede.
Sarà per la prossima volta, speriamo.

VOTO 5

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