HAVAH – Settimana

Emanuele Giaconi 20 luglio 2012 0

Etichetta: To Lose La Track, Two Two Cats / Anno: 2012 / Genere: Post-Punk, New Wave

Gli HAVAH sono una cosa molto bella, di cui c’era bisogno in Italia. Non sono nati ieri (sono infatti al terzo lavoro), ma forse li conosciamo ancora in troppo pochi. Cos’è “Settimana”? Fondamentalmente un capolavoro tra Post-Punk e New Wave che fa da ponte tra lo stile anni ’80 di suonare tali generi e il modo in cui li si può riproporre oggi, depurandoli e rinfrescandoli. La “Settimana” degli HAVAH è fatta, come quella vera, di sette momenti separati ma al contempo legatissimi tra loro, che prendono i nomi dei giorni. Se è vero che, per tanti, i giorni migliori della settimana corrispondono a quelli del weekend, nei 7 giorni degli HAVAH è pressoché impossibile scegliere quale sia il momento migliore. Tutto è bello e raffinato, personale e intenso, da “Lunedì” a “Domenica“. Trovatemi chi suona, oggigiorno, una Wave così elegante e inappuntabile e, allo stesso tempo, non fa la parte dello snob altezzoso, eccentrico. Ha un sapore buono il toccare con mano tremante le corde delicate dell’anima proprio degli HAVAH, coi loro brani un po’ cupi ma che lasciano la porta socchiusa per far entrare barlumi di luce soffusa. Testi che prendono la forma di elegie intime, a metà strada tra riflessioni rassegnate e preghiere per un miglioramento piccolo, disilluso. Musicalmente parlando, nelle vene degli HAVAH sembrano scorrere le note della New Wave italiana e britannica anni ’80, ora fredda ora calda, tra Joy Division e The Stranglers, tra Diaframma e Josef K. E non sono nomi sparati lì tanto per citare i pezzi grossi del genere, ma si tratta di perni solidi su cui gli HAVAH sembrano aver fondato quantomeno alcune delle idee-base che hanno permesso loro di creare un’alchimia emozionante che solo chi ha talento vero può provare a proporre.

Le melodie sono belle, il cantato è particolare, la sezione ritmica è avvolgente, i testi sono uno più funzionante dell’altro. Scegliere il brano migliore è cosa ardua; pistola alla testa, dico “Mercoledì“, che ha un testo che ti colpisce allo stomaco senza darti modo di fuggire: la nostra vita, la vita di molti di noi, è in quelle parole schiette, spalmate con durezza su 2 minuti e 45 secondi di Punk-Wave cristallina. Non solo in questo brano, le parole sono taglienti e disincantate, incastrate da maestri dentro quadretti rapidi e marcati che rimangono in mente, disegnati da un sound che prende da certe band del passato in modo intelligente, trasformandosi subito in moderno, catalizzato da una certa sicurezza di sé che traspare lungo tutto il disco. Figli illegittimi di Sad Lovers And Giants, Litfiba anni ’80 e di Fiumani e Sassolini, gli HAVAH non hanno bisogno dell’autorizzazione dei vecchi maestri del genere per portare avanti (e per far virare di un pochino) uno stile e un genere che non è morto e che a quanto pare può essere rispolverato con cura e successo. Ma, certo, ci possono provare solo quelli bravi. E gli HAVAH potrebbero darvi un paio di consigli su come fare.

Finchè la passo liscia ripeto gli stessi errori come una formula giusta 
se guardo avanti e indietro mi trovo esattamente a metà fra ieri e l’altro ieri 
e domani e dopodomani 
aspettare per me non è mai stata una questione di pazienza, ma di follia
(da “Mercoledì“)

VOTO 8,3

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Sul sito To Lose La Track

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