Identity On Fire – a Skylit Drive

Clara Parlati 16 gennaio 2012 0

Etichetta: Fearless Records / Anno: 2011 / Genere: Screamo, Post- Hardcore

Probabilmente uno dei gruppi statunitensi più promettenti, gli A Skylit Drive sono presenti nella scena Post-Hardcore/Screamo dal 2006. Conosciutisi al liceo grazie all’attuale batterista Cory Laquay, pubblicano nel 2007 il primo EP “She Watched The sky” con la Tragic Hero, guadagnandosi così visibilità suonando da gruppo spalla a band già affermate come i From First To Last, Bless The Fall e Alesana. Dopo l’ingresso dell’ex cantante degli Odd Project Michael Jagmin, la band pubblica il primo album ufficiale nel maggio del 2008, intitolato “Wires…and the concept of breathing”. I lavori successivi sono “Adelphia” uscito nel 2009, e “Identity On fire” uscito nel febbraio del 2011.

Parliamo proprio di Identity on Fire: presentato da Jagmin come il seguito di Adelphia, questo album ha un buon riscontro a primo ascolto: composto da 12 tracce, i singoli usciti ufficialmente sono “Too little too late”, “XO Skeleton” e “Ex Marks The Spot”. Particolare attenzione provoca, però, la prima traccia che funge da preludio a tutto l’album: “Carry the Broken” infatti è una sorta di introduzione  carica di sentimento a livello musicale, con sfumature tipiche del genere post-hardcore. “Carry the Broken”  lascia, senza interruzioni, spazio a “Too Little Too Late”: canzone fluida con un’ ottima alternanza tra voce melodica principale, seconde voci e scream.

Per quanto riguarda invece “XO Skeleton”, sicuramente si può dire che il punto forte è il testo poiché l’arrangiamento personalmente non ha entusiasmato particolarmente. Pur essendo un brano abbastanza forte, forse la scelta di proporlo come singolo non è ottimale dato non è così incisivo come avrebbe potuto essere “Coscience Is A Killer” che per l’appunto è il brano migliore dell’intero album, ma se ne parlerà in seguito. Analizzando il terzo singolo “Ex Marks The Spot”, si può dire che è quello di maggiore impatto: musicalmente è veloce, induce ad una reazione positiva da parte dell’ascoltatore grazie ad un arrangiamento arrabbiato, istintivo ed efficace unito ad un testo altrettanto aggressivo. Un pezzo che non lascia spazio alla prevedibilità.

In seguito all’analisi dei 3 singoli usciti ufficialmente, nell’album sono presenti altri brani che coinvolgono discretamente e alcuni che invece fanno più fatica ad essere ascoltati. Degni di nota sono per certo “Conscience Is A Killer” (come citato precedentemente) soprattutto per la voce melodica che attira l’attenzione nel ritornello. Altra canzone assolutamente perfetta è “The Cali Buds”: un brano in cui traspare una disperazione ostinata, una rassegnazione resa ancora più coinvolgente dalla voce. “The Cali Buds” è trasparente sotto ogni punto di vista e concede un susseguirsi di emozioni  come forse nessun’altra traccia di Identity on Fire.

I brani che invece perdono forza sono “Your Mistake” e “Fuck The System”, essendo leggermente forzate sotto un punto di vista strumentale e per colpa della voce poco sfruttata.

Per concludere, il cavallo di battaglia degli A Skylit Drive son sicuramente i testi: come detto, proprio grazie ai testi malinconici, disperati ed ostinati riescono a far sì che la loro musica diventi qualcosa di personale. Musicalmente,  la voce melodica e gli scream perfettamente alternati non annoiano mai chi è all’ascolto. Dunque non resta che ascoltare Identity On Fire e aspettare i prossimi lavori.

VOTO 7,5

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