Johnny Mox – We=Trouble

Alice Santaniello 7 aprile 2012 0

Etichetta: Whosbrain, Musica Per Organi Caldi / Anno: 2012 / Genere: Beat Box, Gospel, Spiritual, Sperimentale

Johnny Mox è il progetto musicale del polistrumentista trentino Gianluca Taraborelli, che a tre anni dall’esordio “Say Yeah To The Craving Flock”, sforna il nuovo lavoro “We=Trouble“.
Otto brani che non possono lasciare indifferenti in alcun modo: omelie (laiche) che poggiano su un vortice di voci corali e ritmi ossessivi generati dalla (human) beatbox, sporcate da quella impulsività tipica del punk.

Nonostante sia difficile da incasellare in generi prestabiliti (e chissenefrega!) perchè colmo di ingredienti sonori “in via di esperimento”, We=Trouble riesce tuttavia a mantenere una struttura sonora semplice e immediata che solletica orecchio, cervello e animo.
E’ infatti un album che dà un tocco visionario a quelle “antiche” realtà gospel e spiritual fatte di armonie, canti melodiosi e giochi sincopati, ottenendo uno stile sperimentale fresco e provocatorio.

Sound dallo “stile libero”, in cui Johnny Mox si diverte giocando sulle soluzioni partorite da un beatbox, che scandisce ritmiche aggressive, e dal suo modo di usare la voce a metà tra un predicatore-esortatore di folle dall’animo punk e un cantante gospel con picchi in rap style.
Quindi c’è sì una voglia di sperimentazione e rielaborazione sonora, ma non solo.

Johnny Mox infatti non si limita a proporre musica fine a se stessa, bensì, attraverso la musica gospel e spiritual, simbolo di spiritualità e liberazione (storicamente infatti gli spirituals nacquero fra gli schiavi africani come forma di sollievo dalla fatica giornaliera e manifestazione del desiderio di libertà dall’oppressione) vuole raccontare cosa significa vivere in un paese fermo e statico, con poche opportunità.

E la sua musica è costruita proprio sul concetto liberatorio di “buttare fuori i pensieri“.
E questo avviene fin dal titolo. Perentorio e provocatorio We=Trouble indica Noi come il Problema, inculcando nella mente dell’ascoltatore la domanda (senza risposta?) “se noi siamo il problema, la soluzione chi la trova?”; ma c’è di più. La sua musica è incentrata sulla circolarità: parole e declamazioni ripetute all’infinito, beatbox e loop martellanti che perdurano fino a creare un ciclo, un “loop” appunto; qualcosa che dopo aver compiuto un’azione torna allo stato inziale e ripete l’azione, qualcosa di immobile e privo di cambiamento.

Dal primo brano “We=Trouble“, passando per “Oh Reverend“, “All We Ever Wanted Was Everything” e “For President“, fino a “Benghazi” si è calati in una realtà fatta di sermoni rinnovati che ponendosi interrogativi violenti e disfattisti si liberano della rabbia data dal degrado attuale, dando luogo ad un gospel bianco sporco e livido.

Sicuramente un’artista minuzioso e attento ai dettagli che ha creato un lavoro originale e per niente scontato,  riuscendo ad uscire da quei “cicli” musicali in cui stiamo girando attorno forse da troppo tempo ormai.
Avete un’ottima via di fuga da un sistema di cose sempre fermo al punto di partenza. La domanda è: la via di fuga la volete davvero?

VOTO 7,8

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