Killer Penis – Hell Is My Place

Emanuele Giaconi 14 maggio 2012 0

Etichetta: Lamette Records, Revenge Events Records / Anno: 2012 / Genere: Rock 'N' Roll, Punk

La Tears Valley montecatinese, in Toscana, vive di polvere e Rock ‘N’ Roll e i Killer Penis sono tra i principali protagonisti della scena. Questo quintetto nato l’anno scorso e che cerca di suonare in giro il più possibile si infila in quel gruppone di band tutte un po’ figliocce soprattutto dei mitici Turbonegro, forse tra i più tosti di sempre ad unire il sound (e lo spirito) Rock ‘N’ Roll ad influssi Punk, Glam e anche Hard Rock. Non che i Killer Penis siano semplicemente una band discendente dai Turbonegro e basta, eh, però insomma, loro stessi ammettono di essere dei grandi fan(atici) della band norvegese capitanata da(ll’ormai ex) Hank Von Helvete. Tra le altre influenze sicuramente si possono citare i Motorhead, gli Zeke, i Gluecifer e addirittura, andando indietro nel tempo, anche certi Stooges e gli Mc5. “Hell Is My Place” appare dunque come un disco che tira (ma non in maniera forsennata) e che oscilla tra i vari filoni musicali di cui i 5 musicisti toscani si sono alimentati fino ad oggi, in un’atmosfera generale fatta di divertimento, casino e puro spirito r’n’r.

Si tratta di un album abbastanza convincente, che presenta una manciata di pezzi godibilissimi e parecchio movimentati che di sicuro dal vivo suonano anche meglio, proprio per il loro approccio grezzo, sporco ed esplosivo. Un sound che comunque in queste 9 tracce non riesce sempre sempre a detonare in modo efficace, risentendo del fatto che il quintetto si cimenta in un genere che comunque ha già detto molto e che ha poco da variare per sembrare un po’ rinnovato. Al di là di questo, pezzi come “Fish For Meat“, “Don’t Give A Fuck” e “Cowboy Pussy” sono belli carichi e divertono anche per il loro approccio un po’ rozzo e volgare nelle tematiche trattate e nel modo di esporle.
I ritmi non sono serratissimi e chissà che i KP non ne gioverebbero di una accelerazione decisa e di un piglio magari maggiormente duro. Anche il cantato a tratti mostra un po’ il fianco. Ci sono degli spunti interessanti e uno stile che si rifa ai cari vecchi canoni del sex, drugs and r’n’r, cosa che funziona sempre, però qualcosina può essere messo a posto e migliorato. Per ora comunque è un buon inizio.

VOTO 6,3

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