Radio Riot Right Now – Hurts

Emanuele Giaconi 2 giugno 2012 0

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2007 / Genere: Hardcore-Punk, Post-Hardcore

I must admit: il nome della band mi aveva fatto pensare alla possibilità che si trattasse di un gruppetto Punk che magari aveva poco da dire e che si buttava su certe tematiche trite e ritrite (tipo appunto i celebratissimi – e sconclusionatissimi – riots) al suono di tre-accordi-tre. Fortunatamente, si è trattato invece del classico caso in cui la copertina non rende merito al libro. I must admit #2: li ho scoperti tardi, questi Radio Riot Right Now. So che hanno avuto qualche problemino, nel tempo; uno scioglimento, se non vado errato. Questo disco del 2007, registrato all’Hate Studio, ha rappresentato per loro un passo avanti decisivo rispetto ai due EP rilasciati prima, rispettivamente nel 2003 (“There must be something wrong if we play stuff like this”) e nel 2006 (lo split con i veronesi Rituals). Un passo avanti perché con questo disco i RRRN hanno affinato le armi, hanno trovato la dimensione definitiva, consci (o inconsci?) di aver trovato l’alchimia giusta per demolire il muro che poteva separarli dai pezzi grossi dell’Hardcore contemporaneo.
Sì perché “Hurts” è un disco di livello veramente molto alto, che merita senza dubbio paragoni importanti e paralleli onerosi. Probabilmente non sono tantissimi i seguaci di questa band fuori dalle zone vicentine (sono originari della zona berica, infatti) ma, si sa, in questo mondo non c’è giustizia, nemmeno nella Musica e quindi, salvo una ripresa decisa dell’attività, i RRRN rimarranno nel cuore di (relativamente) poche persone, purtroppo. In fondo succede non poche volte che band validissime e giovani si fermino per svariati problemi e quella che potrebbe essere una promessa si bruci nel giro di pochissimi anni. Ma bando ai discorsi tristi: parliamo del disco, che magari la nostra analisi potrebbe creare influssi positivi che potrebbero servire a qualcosa!

“Hurts” è una famiglia di 12 figli. La maggior parte si somigliano, alcuni sembrano frutto di un qualche tradimento coniugale. Ma i paparini Radio Riot Right Now vogliono bene indistintamente a tutti e 12 i figliocci e non solo perché ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma perché questi 12 danno loro soddisfazione vera. Fuori dalla metafora familiare: non c’è un pezzo sbagliato, in tutto il disco. Varie atmosfere (anche se di fondo ce n’è una sola, un po’ cupa, a ispirare tutti i vari momenti del disco), commistione di diversi stili (ma tutti duri), numerose emozioni ma tutte ben incollate tra di loro. Il sound è pesante e veloce, oscuro ma non troppo e affascina per il suo saper toccare le corde giuste nei momenti giusti. Precisione, cura, rabbia, violenza: ogni ingrediente è ben dosato ed è proprio questo che forse rende questo disco “vecchio” di 5 anni ancora attualissimo e, se vogliamo, capace di tenere bene il ring anche se l’avversario è qualcuno più grosso, con l’allenatore più famoso e con il pubblico a favore.
Se in una primissima parte del lavoro ci si muove in pieno nei territori dell’Hardcore-Punk nuova scuola sullo stile di certi Crop Circles e Disquieted By (ecco le rudi “Nessuno” e “Frattaglie“), in punti più avanzati del disco si percepisce il gusto per la sperimentazione anche con altri filoni, soprattutto con un certo approccio molto duro alla Converge e che tocca quasi lo Sludge-Core, sempre però con un senso della velocità prettamente HC. Non mancano gli spunti Crust, se vogliamo, che anni dopo (cioè oggigiorno) saranno ripresi da nuove promesse italiane dell’Hardcore come i Caino. I paragoni per pezzi come “R’N’R“, “Cardio” o “Nessuno” potrebbero sprecarsi; tanto per rammentare qualcosa di grosso e veramente valido, direi Ceremony, Refused e Touché Amoré. Ma non c’è solo questo, in “Hurts”. Inaspettatamente, come regalino-sorpresa, ecco spuntare “Era“, brano diverso da tutti gli altri perché si slancia, in via solo strumentale, sui binari di certo Emo a tinte Punk (magari Pop-Punk, nel ritornello) che fa saltare alla mente pensieri meno tesi e più leggeri di quelli fatti scaturire dalle altre canzoni, cento volte più dure. Non ci stona per nulla, anzi. Dimostra ancora meglio che i RRRN hanno parecchie frecce diverse al proprio arco, e tutte micidiali.

Cos’altro c’è da dire di questo disco? Solo una cosa: “Morte Nera” è uno dei migliori pezzi Hardcore suonato da una band italiana degli ultimi dieci anni, no doubt. Speriamo che i Radio Riot Right Now riprendano a registrare e a girare con continuità; dovrebbero aver suonato nuovamente assieme, dopo i problemi del 2011, negli scorsi mesi. Forse si sta ricreando l’alchimia che 5 anni fa ha fatto nascere un disco di indubbio valore.

VOTO 8

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