Radiohead – The Bends

Marco Neri 29 dicembre 2011 0

Etichetta: Parlophone / Anno: 1995 / Genere: Alternative Rock

Il 1995 per molti verrà ricordato come l’anno del massimo splendore della stagione Britpop, il periodo in cui nel Regno Unito si parlava di Cool Britannia.
In quel momento Londra e l’Inghilterra erano al centro del mondo musicale con la rivalità Oasis-Blur e decine di band più o meno simili come Pulp, Suede, Elastica, Supergrass etc…
Proprio in quell’anno esce la seconda prova dei Radiohead, “The Bends”.
I 5 di Oxford avevano debuttato 2 anni prima con “Pablo Honey”, un buon album di Alternative molto influenzato dall’Indie americano (Pixies, R.E.M., Nirvana) che si era fermato al numero 22 in patria ma  aveva avuto un buon successo negli States grazie alla diffusione di “Creep” nelle radio collegiali.
Il successo di Creep diede alla band lo scomodo appellativo di One Hit Wonder e per reazione nacque proprio il singolo apripista di “The Bends”, “My Iron Lung”.
Uscito quasi un anno prima “My Iron Lung”  in parte ricalca lo stile del primo disco citando nella struttura strofa calma e ritornello forte il suono delle band di Seattle.
Tuttavia è evidente che qualcosa sta cambiando, la canzone è dotata di una maggiore profondità emotiva rispetto ai pezzi di “Pablo Honey” e non manca di citare la stessa “Creep” (“Questa è la nostra nuova canzone, proprio come l’ultima, una totale perdita di tempo”).
Se il singolo aveva mostrato dei cambiamenti l’intero album al confronto con il predecessore è sorprendente. Sono in larga parte presenti pezzi acustici come “High and Dry”, “Bullet Proof.. I Wish I Was” e “(Nice Dream)“.
Ad esse si aggiunge la splendida “Fake Plastic Trees”, un brano di una carica emotiva incredibile che nel finale regala anche una piacevole esplosione di chitarre distorte e archi. Proprio le distorsioni (come in “Pablo Honey” del resto) fanno da padrone nella title track, un brano che abbondana la classica struttura verse/chorus/verse dando vita ad una struttura in crescendo che la band di Oxford riproporrà spesso nella propria carriera.
Ci sono pezzi più duri come la celebre “Just” e le sue chitarre granitiche ma anche più sperimentali come “Planet Telex”, brano di apertura in cui per la prima volta sono presenti quei sample elettronici  che diverranno un elemento fisso nei lavori di questa band.
Tuttavia è proprio l’ultimo pezzo della tracklist il più significativo e capolavoro assoluto di “The Bends”; “Street Spirit (Fade Out)” è infatti una splendita e soffertissima ballata elettrica in cui Thom Yorke con la sua perfomance vocale ci fa cadere nell’oblio più totale, in cui tutto sembra svanire veramente per sempre.
In questo brano c’è già quel dolore e quell’angoscia che verrà poi sviscerato in “Ok Computer” due anni più tardi.
In definitiva si tratta di un’ottimo album nel quale ci sono già le premesse che porteranno al futuro capolavoro “Ok Computer”.

VOTO 8

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