Raise Your Pitch – Tutti Appesi

Emanuele Giaconi 31 maggio 2012 0

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2012 / Genere: Punk Rock, Hardcore-Punk

Ormai da molto tempo Roma non è più caput mundi ma di sicuro continua ad essere, fortunatamente, una buona fucina di gruppi Punk in tutte le salse (c’è il Grind, c’è l’Emo, c’è lo Street, l’Hardcore nuova scuola e altro ancora). E proprio dalle zone romane (per la precisione, tra Ciampino e Ariccia) partono questi Raise Your Pitch, formatisi nel 2009 e arrivati ormai alla prima uscita ufficiale, rigorosamente autoprodotta.
Sono un quintetto di quelli compatti, suonano decisi e veloci, ma senza strafare. Più che dell’Hardcore vecchio stampo sono figli di certo Punk stradaiolo anni ’80-’90, soprattutto di stampo inglese ma non solo. In questo “Tutti Appesi” ci suonano dieci canzoni che prendono, che riescono a farsi largo per la loro carica stradaiola senza compromessi. Con grupponi come G.B.H., gli Exploited meno Metal-Punk e magari, per restare in Italia, anche certi Raw Power a fare da numi tutelari, i Raise Your Pitch ci danno dentro con un Punk dalle venature Hardcore che non rinnova certo il settore ma che comunque può piacere agli amanti dei suoni rudi e Street-Core.

Cantano sia in inglese che in italiano e si occupano di tematiche fondamentalmente socio-politiche. Da segnalare che i testi dei Raise Your Pitch non sono sparati lì tanto per seguire un trend tipico dell’ambiente Punk; “e come fai a dirlo?”, mi si potrebbe chiedere. Beh il fatto è che ascoltando più volte il disco si percepisce come l’impianto regga bene e come i testi non risultino banali o copiaticci, nonostante trattino tematiche molto note a noi amanti del Punk. Usano frasi che non accettano mezze misure, parlano chiaro, sputano in faccia. Ce l’hanno con le forze dell’ordine (ecco “Wearing The Uniform“); sparano a zero contro il buonismo borghese, contro i falsi valori di chi vive in mezzo alle falsità, contro giornalisti e banchieri, finti-pacifisti e politici (“Tutti Appesi“, “Primo Della Lista“); esprimono un senso di disagio e di (in)sofferenza, con “Innocence Lost” e “I’m Sick“, che il Punk italico ha (quasi) sempre dimostrato di saper trattare con onestà e senza tanti merletti, da certi Blue Vomit e affini in poi.

Nel complesso “Tutti Appesi” è un buon disco; è vero che tiene più botta nella prima parte piuttosto che nella seconda e che si pone su canoni stilistici comunque molto risentiti, ma è comunque un buon lavoro. L’uso di due lingue non ci sta male e, anche se sono un amante della “scelta unica” (non come scelta definitiva riguardante tutta la carriera di una band ma quantomeno a livello di singolo album), qui questa doppia chiave non stona. Ritmi sostenuti, attitude rude, nessun compromesso: que viva el Punk!

VOTO 6,8

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