Skullmonkeys – Slugs

Alice Santaniello 11 maggio 2012 0

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2012 / Genere: Alternative Rock, Rock, Grunge

Gli Skullmonkeys sono un giovane gruppo dell’entroterra pisano alla loro prima release do-it-yourself, “Slugs“, in cui gettano tutta la loro energia e passione, creando un Ep intenso e viscerale.
Capaci di rimanere facilmente intrappolati nei meandri della mente dell’ascoltatore, hanno un approccio incisivo e uno stile che attinge dalla scena grunge di Seattle e alternative-rock di novantiana memoria che ha segnato una generazione.
Diretti discendenti di quell’onda d’urto nichilista e alienante, gli Skullmonkeys ripescano le sonorità di quegli anni musicali ormai passati e defunti, rielaborandole in chiave attuale, aggiornata e “presente”, sfornando un primo lavoro originale e personale, che per fortuna si distacca dai prodotti di quelle band post-grunge campioni sì di vendite, ma spesso ripetitive, monotone e noiose.

L’abbinamento di una strumentazione semplice (basso-chitarra-batteria) e della formula “strofa calma-ritornello forte” crea sei pezzi d’impatto: chitarra distorta e sporca, basso protagonista che avvolge e dona profondità e foscosità, batteria che riempe e conferisce dinamicità e voce sì urlata, sì melodica.
Un Ep ben amalgamato, in cui i brani oscillano tra la grezzezza e la sporcizia dei primissimi Nirvana di Bleach (“I Am Joy“, “Mates“) e la spigolosità e scontrosità degli Smashing Pumpkins di Billy Corgan (“River Of Doom“), raggiungendo picchi più heavy e aggressivi dal sapore “alter bridgiano” (“Babyloon“), ma anche oasi di serenità melodica (“I Wanna Say“); il tutto sublimato da nenie vocali talvolta malinconiche e decadenti, talvolta rabbiose ed esplosive.

Qui dentro si racchiude l’interiorità di ognuno di noi e siamo di fronte a tutto ciò che l’animo umano può incontrare e con cui deve scontrarsi durante il suo percorso: malinconia, durezza, rabbia, spaesamento, isteria, irrazionalità, passione, tensione, gioia; un lavoro completo che scinde e racconta gli infiniti volti complementari dell’uomo, fondamentali l’uno per l’altro, e quest’impianto emotivo (introspettivo e analitico) non può non calamitare l’ascoltatore e catapultarlo in un πολεμος di luce e ombre.

Impuri, marci e inquinati come i portavoci della Generazione X, gli Skullmonkeys tuttavia non hanno limiti e riescono ad inglobare e a ben amalgamare varie influenze e stili musicali.
Questi “teschi di scimmia” sembrano avere tutte le carte in regola e carattere individuale sufficiente per poter crescere e forgiare un percorso davvero interessante e atipico; e in un genere che tende ad essere o smercificato o un noioso copia-incolla dei precedenti gruppi, il loro “essere ibridi” è il punto vincente.

L’esordio è andato ed è stato una piacevole sorpresa, senza se e senza ma.

VOTO 7,5 

Comments are closed.