The Hardest Season – Dawn

Emanuele Giaconi 5 febbraio 2012 0

Etichetta: Enjoyment Records / Anno: 2012 / Genere: Hardcore-Punk, Post-Hardcore, Emo-Core

“Dawn” è il primo lavoro sulla lunga distanza per questi giovani Hardest Season, che a dispetto del nome e del cantato in inglese sono italianissimi e provengono dalla capitale.

Il gruppo, formato da 5 membri e con la classica strumentazione Hardcore (chitarre, basso, batteria, voce), ha dalla propria una certa esperienza, frutto di svariati concerti e un tour europeo che ha permesso ai 5 musicisti di esser protagonisti di performance esaltanti durante eventi che prevedevano sullo stesso palco gente del calibro di Shai Hulud, The Effort, Anchor, No Turning Back, Miles Away,Youth of Today e vari altri. Anche i luoghi di registrazione e mastering sono notevoli: Hell Smell di Roma e Saff Studio di Chicago. E da tutto questo, cosa ne esce? Un bel disco, di sicuro effetto.

10 tracce belle tirate, un Hardcore muscolare. É “Confessions” ad aprire il disco, a fare da capostipite deciso, inamovibile. Gli Hardest Season ci fanno piombare in atmosfere sofferenti e tese, e subito ci si infervorano le budella. Sound potente e compatto, cantato micidiale e vigoroso. Tutto questo fino alla traccia numero 6, che, strategicamente, spezza la violenza, la strozza, trascinandoci in un mood diverso; “The Foreword” è infatti una canzone differente dal resto dell’album, sotto diversi aspetti. Non canta il buon Luca Sabatini, ma si sente una voce femminile parlare, flebile, quasi in lontananza. Anche le musiche sono meno dure, piuttosto rinforzate da un Post-Hardcore strisciante punzecchiato da spunti Emo-Core. Dunque un brano che interrompe l’andamento del disco, ma lo fa in modo coscienzioso. Gli Hardest Season sembrano usare questa canzone per darci una pausa, prima di rimitragliare il loro sound tipico con tutta la forza che hanno (si senta la 7, “The Storm“).

La seconda parte del disco è potente come la prima, non mostra flessioni particolari, e dà anzi prova di come questi ragazzi siano stati oltretutto molto attenti in studio nel far suonare tutto alla perfezione, dimostrandoci come si possa suonare un Hardcore/Post-Hardcore cattivo e “maschio” con una gran cura dei dettagli in fase di mixaggio senza apparire per questo poco propensi alla vecchia, cara attitude dura e cruda. I lati da migliorare, da smussare? Forse c’è bisogno di variare un po’ di più nella composizione delle musiche, che in alcuni punti non sembrano differenziarsi troppo le une dalle altre. Ma in fondo è la prima grande prova, per gli Hardest Season, e come esordio su album non si può che rimanere veramente soddisfatti.

VOTO 7,5

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