Thom Yorke – Tomorrow’s Modern Boxes

Emanuele Giaconi 11 ottobre 2014 0
Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2014 / Genere: Elettronica, Downtempo, Sperimentale

Etichetta: Autoproduzione / Anno: 2014 / Genere: Elettronica, Downtempo, Sperimentale

Quando si è saputo che sul pianeta Radiohead c’era un album in elaborazione, la maggior parte dei seguaci di Yorke e compagni ha pensato fosse arrivato il momento di scoprire cosa diavolo sarebbe potuto finire su di un nuovo disco della band proveniente dall’Oxfordshire, giunta ad un punto tale, nella propria carriera, da non dare più a nessuno alcuna possibilità di previsione sulle scelte stilistiche prossime venture, su quale bilanciamento tra Rock ed Elettronica sia nuovamente mediabile, sui next steps generali che possano caratterizzarne un nuovo lavoro musicale. E invece che succede? Che è il caro Thom Yorke che se ne esce con il secondo lavoro solista. Che lo chiama “Tomorrow’s Modern Boxes”. Che lo mette in vendita su BitTorrent a 6 dollari a pochi giorni di distanza dal materializzarsi (si fa per dire, dato che sempre di mp3 si parla…) del clamoroso accordo tra Apple e U2 che aveva fatto ritrovare, gratuitamente, le 11 tracce del nuovo album della band dell’antipatico Bono su tutti i dispositivi degli utenti Apple. Mosse diverse per musica diversa e fan dei Radiohead che si ritrovano un po’ delusetti e non solo perché non si è trattato di un album della band ma anche per cosa hanno trovato nel disco di Yorke.

In sintesi: chi sperava di ritrovarsi in cuffia un album Rock oriented ha ovviamente storto naso, bocca e orecchie. Ma, se è vero che intuire le mosse del genio di Yorke non è cosa facile, è anche vero che il percorso che l’artista inglese ha intavolato durante gli ultimi anni non poteva portare ad un lavoro solista fatto di chitarre à la “The Bends” o simili. Si erano forse scordati, gli ascoltatori sorpresi per “Tomorrow’s Modern Boxes”, che Yorke sta facendo il Dj in ambito elettronico da anni, che l’ultimo album dei Radiohead aveva l’anima dei beat elettronici che sopraffaceva quella più Indie/Alternative Rock e che, giusto un anno fa, se ne era uscito col progetto Atoms For Peace col quale aveva prodotto dell’ottimo connubio tra Indie ed Elettronica? “Tomorrow’s Modern Boxes” è un disco di 8 canzoni che corrono lungo il filo che unisce almeno tre o quattro sottocategorie del genere-summa Elettronica. È un album intimo e nervoso, partorito e suonato come per rimanere nel salotto di casa dove Yorke fa il bello e il cattivo tempo, con tutti gli umori e ora l’assenza, ora la presenza della distensione dell’animo necessari per creare un lavoro così. Siamo sinceri: dare un giudizio sommario sull’album dopo un primo ascolto non può essere un’analisi seria – cosa fatta da molti utenti. Come non lo può essere il dividersi in due squadre; l’una che supporta le derive elettroniche di Yorke, l’altra che vorrebbe ascoltare degli “Ok Computer” riprodotti in serie in tutte le salse possibili. La verità è: il percorso artistico-personale di Yorke lo ha portato a questo e il risultato del suo camminare nella musica è ricolmo di Radiohead anche quando non sembrerebbe. Se la sua opera mista di raccordo tra tutti i lavori passati e di sintesi degli stessi oggi produce un risultato come “Tomorrow’s Modern Boxes”, le reazioni dei singoli possono comprensibilmente essere di vario tipo ma sarebbe superficiale non riconoscere che questo album è, probabilmente, l’unico possibile da realizzare per il Thom Yorke di ora.

È un bel disco o non è un bel disco? La risposta sta nella soggettività. Certo, come in praticamente tutte le valutazioni ma forse, in questo caso, ancora di più. La chiave di volta per giudicare questo lavoro è quanto funzioni il link emotivo che Yorke ha creato e lanciato verso ogni singolo ascoltatore. Sei pronto/adatto per cogliere il messaggio ora? Sei nel giusto stato d’animo per raccogliere ogni sensazione suggerita? Se la risposta è affermativa, ci si trova come quando la medicina sta già facendo effetto ma non ci si è accorti di quale sia stato l’inizio del processo chimico.

I brani. Le due canzoni di apertura, “A Brain In A Bottle” e “Guess Again”, fanno il verso a quelli che di solito si chiamano singoli. Ne hanno il sapore ma, timidamente, scelgono un profilo schivo. Nessuna nota strafà ma tutte formano una squadra di suoni delicati e neutri. Solamente al quarto pezzo, “The Modern Lode”, si scorge un sorriso Post-Trip Hop in cui la voce di Yorke risuona dolce e amicale. Oltre sei minuti di minimalismo elettronico che sanno di eterea solitudine e quiete, non si sa se positiva o negativa. Ed è proprio questa sensazione di dubbio che caratterizza tutto “Tomorrow’s Modern Boxes”, che è sempre pacificamente in bilico. Ogni canzone si tiene a debita distanza dalle altre pur essendone sorella, come a mantenere una diffidenza creatasi da sola. I soavi riverberi di “Truth Ray” sono fatti per l’ascolto in rigorosa solitudine. Lo stesso implicito consiglio Yorke lo dà con “Nose Grows Some”, tutta luce soffusa e inviti semplici. Ben diverse le atmosfere di “There Is No Ice (For My Drink)”, sogno tanto simil-Techno nei bassi e nelle percussioni quanto lungo e disteso negli effetti che ne contornano il ritmo incalzante. Non si ha la sensazione che sia un pezzo fuori tema: è giusto una possibilità che Yorke ha colto, alzando il tiro e smarcando un attimo il proprio suono. Pronto ad agire come antitesi, finiti i sette minuti di questo pezzo, c’è il cocktail Downtempo/Ambient che prende il nome di “Pink Section”, in odore di Basinski e guidato da un piano tremante e che dà tregua.

Il mago Thom Yorke ha oggi le sembianze di questo suo lavoro; ora geometrico e spigoloso, ora fluido e aperto. Contaminato dai suoni moderni, contaminatore lui stesso, simbolo di progresso musicale. Amato o odiato non importa; rispettato per forza.

VOTO 7,3

Sito ufficiale dell’album

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