Verbal – Verbal

Emanuele Giaconi 18 aprile 2012 0

Etichetta: Neverlab / Anno: 2012 / Genere: Post-Rock

350 kg. Questo il peso dell’animale immaginifico creato dall’unione, dalla mescolanza, dalla fusione di 5 musicisti che vivono la Musica tutti nello stesso modo. É un animale pesante ma anche raffinato. Calcolatore, proiettato nel futuro. Sa usare bene tutte le proprie parti del corpo, e quando imbraccia tutti gli strumenti di cui dispone (due chitarre, un basso, batteria, tastiere e campionatori – non la voce -), riesce a creare atmosfere sognanti a tinte blu. Poesia Rock, senza le parole però. Anzi, Post-Rock. O Trans-Rock, nel senso che si muove tra tanti mood, generi, livelli di spiritualità e livelli di suoni. C’è del rumore che diventa rumorismo, in alcuni frangenti. C’è un piglio Noise-Rock che dà potenza e dona all’animalone sonoro Verbal un giacchetto di dura pelle con cui farsi forza per apparire, quando il momento lo richiede, molto duro e minaccioso. Sempre però rimanendo buono dentro, perché ciò che spinge in avanti i passi del progetto Verbal è questo senso di amore  profondo per la Musica che vuole renderle merito senza mai eccedere e senza sgarbi.
Non serve usare la voce, per questo tipo di Musica. Tutto sta nelle note create, immesse nell’aria per renderla più piacevole e sana. 6 tracce che spaziano, si allargano e poi ritornano tutte vicine tra loro, come attaccate ad una molla che può decidere quanto sia possibile allungarsi per toccare i vari generi, e che poi, inevitabilmente, riporta tutto sulla strada maestra.

La musica dei Verbal vive di tensioni e di emozioni. Ammicca a certo Post-Rock contemporaneo (Glass America, Ash Of Nubia), ma vive totalmente di vita propria. Ha forza e non ha nulla da temere, soprattutto confronti con altre band, a quanto pare. Non ci sono parole, abbiamo detto, nel lavoro omonimo di questa band bergamasca ma è curioso notare come ogni nome “famoso” usato come titolo si associ bene al tipo di sonorità che la canzone ci propone. Ecco la fantasia cosciente di un brano come “Orwell” o il piglio multisettoriale di un brano come “Double D Marvin“, con tutte le sfumature del caso a dar linfa ad un pezzo d’apertura che introduce benissimo al mondo dei Verbal. Ecco poi il senso di mistero e di cupezza che pervade “Kaspar Hauser“, pezzo sperimentale e dalle melodie profondissime che corrono vicine ai binari dove passano i suoni più piacevoli e delicati del Post-Rock. “Benny Hill (hates sports)” è strana e piena di punti interrogativi; proprio grazie a questo riesce musicalmente a spiegare ancora una volta il titolo e il personaggio proposto; avrà avuto dei lati oscuri e dei dubbi sulla vita anche Benny Hill, dopo aver passato metà della propria esistenza a rincorrer culi, o no? Questo pezzo sembra voler guardare dietro al sorriso non tanto (e non solo) del comico, ma al sorriso umano in generale, per vedere cosa vi si nasconde, per provare a sezionare il dissacrante.
Diversa la faccenda con “Kobayashi“. Kobayashi come nome simbolo, come luogo comune umano. Non si tratta di un personaggio “famoso” in particolare, ma di tanti piccoli noi. Kobayashi è semplicemente un cognome giapponese diffusissimo e i Verbal con questo pezzo di 7 minuti e passa ci presentano la sintesi musicale del problema dell’anonimia esistenziale dei tempi moderni. Suoni soffici e un basso caldo come un padre che ti abbraccia ci spingono a riflettere sull’essere un Kobayashi qualunque, in questi tempi post-moderni. Che sensazione fa? Quanto vi aiuta a riflettere rilassati il talento dei Verbal? Moltissimo, è sicuro. E lo slancio più vivo di questo modo di comporre Musica e spezzettare vite è rappresentato da “Coronado“, brano speciale e intimo che prendendo a spunto le vicende di uno dei conquistadores più infervorati dall’idea di trovare terre piene d’oro ci fa sognare il malessere della ricerca, inutile, di ciò che bramiamo più di ogni altra cosa.

Intensi, ispirati, siderali Verbal. L’esordio è andato, ormai sono tra noi a ricercare emozioni da far fiorire in suoni densi di un riuscito binomio tra quiete e rabbia.

VOTO 7,5

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