We Sink – We Sink

Alice Santaniello 21 febbraio 2012 0

Etichetta: Chorus Of One Records / Anno: 2011 / Genere: Experimental Hardcore

We Sink nascono nel 2010 dall’unione di cinque ragazzi parmensi, che già nello stesso anno registrano il loro primo EP di quattro brani, “Old Stories”.
Non passa però molto tempo che nel 2011 esce il loro secondo lavoro e se è vero che “anche l’occhio vuole la sua parte”, quest’omonimo lavoro dei We Sink promette davvero molto bene.

Impossibile infatti non soffermarci sull’ estetica, tanto insolita quanto interessante, di questa loro produzione: si tratta di un 10 pollici (scelta coraggiosa, visto che oggi questo formato non è diffusissimo) con un artwork che, a partire dal teschio in bianco e nero in copertina (ma quanto cazzo è bello!) fino ai titoli dei brani scritti a mano sul retro del vinile, ti catapulta immediatamente nella scena crust punk e metalcore di fine anni ’80 e inizio anni ’90.

“L’occhio ha quindi avuto la sua parte”, ma il sound? “L’orecchio ha avuto la sua parte?”
Bè, decisamente sì e i We Sink sembrano davvero farsi valere.
L’uso “animalesco” della voce è ai limiti del growl, i riff “sporchi” e contorti delle due chitarre sono accompagnati da una batteria incalzante e velocissima; degno di nota è il basso, non “semplice accompagnatore” della chitarra, ma vero e proprio protagonista che incrementa la sensazione claustrofobica dei brani.

Il sound, prevalentemente hardcore, non risulta nè banale nè “vecchio”, perchè arricchito da sonorità provenienti da altri generi musicali  (come metalcore, crust punk, doom e in certi tratti persino post-hardcore).

Contaminazione musicale palese fin dall’inizio dell’ascolto: il 10 pollici è aperto infatti da un intro strumentale di poco più di un minuto, molto cupo con influenze doom (“It Would Be Better If We Forget“); dopodichè si passa ai restanti cinque brani, tutti ben costruiti e dannatamente ansiogeni che, grazie ai cambi di tempo tra una canzone e l’altra o all’interno della canzone stessa, certamente non annoiano: piuttosto ti travolgono in un turbinio di rabbia distruttiva. Fino alla fine.

Un sound “marcio” quindi, sorretto da testi altrettanto “marci” che, in vero stile hardcore, trasudano tormento individuale nei confronti della vita e della condizione di essere umano.
Sofferenza urlata che talvolta si trasforma in un’invettiva contro le strutture e sovrastrutture del mondo (“the madness of this world / cannot be conquered / only stories, nothing of real / some simple lies” da “Parodies and Lies” ); talvolta si fa più strozzata e intima (“too tired to think, too weak to crawl / so fucked up in bloody sin sitting on the edge for seeing / sparks of hope da “To Be Heard, To Be Loved “); talvolta sfocia in vero e proprio nichilismo e alienazione (“stuck inside a little cage / sleep is the only freedom I get / pride maybe don’t count too much” da “State Of Meditation“, o ancora “now there is an empty feeling” da “Puke”).

L’influenza di band come Discharge, Tragedy e Integrity si sente eccome, ma credo che sia udibile una loro personalità sonora abbastanza definita e consapevole che cerca di superare il “classico” mix del genere hardcore, aprendosi alla sperimentazione. E tutto ciò che si propone alla scoperta di qualcosa di nuovo ci incuriosisce e ci piace (se fatto bene, chiaro, ma questi ragazzi sembrano avere le carte giuste!).

Band quindi, i We Sink, da tenere d’occhio!

Per adesso non ci resta che gustarci questo 10 pollici, etichettato Chorus Of One Records, in attesa di un loro prossimo lavoro.
Altrimenti, gambe in spalla e andate a sentirli live, chè di certo vi sfogherete!

VOTO 7,5 

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