Topsy The Great – Steffald

Emanuele Giaconi 17 settembre 2012 1

Etichetta: FromScratch Records, Santa Valvola / Anno: 2012 / Genere: Noise Rock, Punk

Prendete un Iggy Pop che non canta e che quindi deve in qualche altro modo sfogarsi e fatelo azzuffare con uno Steve Albini che proprio non aveva voglia che gli venisse rovesciata in terra la birra. Se una rissa del genere avesse luogo a Prato, vicino Firenze, credo che il risultato non potrebbe che essere la nascita del sound dei Topsy The Great, ruvidi, sporchi, con le maglie macchiate e spettinati. Musica nervosa, sudata, marcia, se vogliamo. Di grande impatto. Si infila sottopelle con furia, frigge i nervi fino ad arrivare a impattare col cervello. I Topsy The Great sono un trio di quelli che salgono sul palco e ti sparano nel viso per una santa mezz’ora un Noise Rock con chiare basi Punk che ti scapiglia e ti esalta da matti. Chitarra, basso, batteria; nulla di più. Nemmeno una parola, tutto è strumentale e distorto. Tutto è ridotto all’osso, c’è spazio solo (si fa per dire) per suoni ispidi e furiosi, figli, su tutti, dei Big Black del già citato Albini. La matrice Punk si affianca a quella Noise per costruire un’armata di pezzi validi e diretti, che ti puntano il dito contro e che profumano di Seventies, pescando qualcosina anche dalle vecchie band Garage.

Lalboom“, apripista di “Steffald”, rappresenta bene cosa c’è poi in tutto il resto dell’album: si percepisce subito una carica dinamitarda che si regge su una passione pura per tutto ciò che è nato fino a ieri e che è stato rumoroso e sporco. Non che i TTG siano anacronistici o sgarbatamente revival, ma è inevitabile segnalare come tra le loro principali caratteristiche ci sia questo gettare un ponte col passato per trovare (ancora più) sicurezza e (ancora più) inventiva. Tutto strumentale, dicevamo. Cosa rischiosa, se il sound non riuscisse a reggere tutta la durata del disco, che qui consta di 12 pezzi. Fortunatamente, come in altri casi recenti (mi vengono in mente i GueRRRa), l’album tiene bene e non stanca nonostante sia stata scelta questa soluzione delicata. I pezzi non sono molto differenti l’uno dall’altro, a un ascolto superficiale e iniziale, ma se analizzati per bene sanno dare ciascuno sensazioni e soddisfazioni diverse, “Micizzo” in testa. Bella e particolare anche “Slurp“, che sa di Noise anni ’80 mescolato all’insanità dei Melvins. Un disco quindi nel complesso convincente e solido, che può piacere a tanti, anche se, inevitabilmente, non a tutti.

P.S.: Ma lo sapevate che il nome della band è ispirato alla storia dell’elefantessa Topsy, fulminata pubblicamente in Central Park da Thomas Edison per dimostrare che la corrente alternata era sconsigliata per l’uso domestico?

VOTO 7,5

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