Oh Tidal, dacci oggi il nostro pane quotidiano

Niccolò Massariello 27 marzo 2015 1

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Troppo spesso pensiamo che comprare un cd oggi giorno, o meglio ancora un vinile, lo si faccia per colpa di una pura spinta estetica, o per un fattore nostalgico; è vero, molti lo fanno: comprano un vinile alla bancarella del gruppo e poi lo ascoltano una volta, magari due, e la prima cosa che fanno è appenderlo in camera, e metterlo in bella vista, perché quel disco sempre gli ricorderà quella serata, o quel gruppo, o quella persona, e sempre potrà dire: ho il vinile di quel gruppo!. Quindi il disco, o il vinile in quel caso si slega dalla sua primitiva funzione, e passa direttamente all’essere un ricordo.

Mi chiedo: come siamo arrivati a tutto questo?

Il noto musicista Jack White ha provato a spingere l’acceleratore verso un innaturale – ma sperato – ritorno alla qualità della musica, creando una sorta di “vinile 2.0” per la sua ultima fatica Lazaretto, che offre oltre alle tre velocità di ascolto di 33, 45 e 78 giri, la possibilità di ascoltare due hidden tracks al finale del disco, e di giocare con un paio di dettagli in più – come ologrammi che appaiono secondo la rotazione, e canzoni al contrario – che rendono il vinile un oggetto di culto tra i fans del musicista, e che sicuramente hanno favorito l’incredibile successo di vendite, dato che è riuscito a raggiungere e superare ben 60.000 copie vendute – ultimo record che fu di Vitalogy dei Pearl Jam nel 1996 – , che più che una vera svolta, ad esser sinceri, sembra più un leggero spasmo dal tocco vintage di un animale morente che è l’industria del vinile e del cd in generale.

Pochi invece si ricordano che al mondo d’oggi c’è chi continua ad ascoltare cd e vinili per un fattore di qualità, perché veramente ne gode, dato che dall’arrivo della macchina demolitrice che fu Napster ci siamo dimenticati che la reperibilità spesso e volentieri va di pari passo con quella che è la perdita di qualità: di fatto è più semplice cucinare per un paio di persone o per un migliaio?. Poco a poco ci siamo inoltre scordati di quanto in realtà si debba – per un fattore di rispetto a noi stessi e al musicista che tanto apprezziamo – alla qualità musicale misurata in kb/s.

A quanto pare c’è una soluzione a tutto questo, che potrà mettere tutti d’accordo.

Tidal è sbarcato nel saturatissimo e amato/odiato mercato di piattaforme audio in streaming con l’intento di far felice coloro che, disposti a pagare dieci euro in più dell’abbonamento premium di spotify – si parla dunque di €19,9 – vogliano godere appieno della qualità audio propria di un cd e di lasciarsi – nuovamente – avvolgere da tutti quei piccoli e per alcuni fondamentali dettagli che si sono inevitabilmente persi nel drastico processo di dieta alla quale la canzone che tanto ci piace è stata sottoposta per mano di Spotify, iTunes, e compagnia bella; ai fini di renderla reperibile per più gente possibile e nel minor tempo possibile.

E’ anche vero che risulta facile cadere nello stupido e ignorante errore di chi si approccia a tali tecnologie senza la dovuta conoscenza: se pensate di poter notare la differenza con le cuffie dell’iphone o con le casse del vostro pc comprate a €12,99 rimarrete alquanto delusi, o peggio ancora, fingerete di essere entusiasti di un miglioramento di qualità che non potete assolutamente aver notato, dato che solo un adeguata tecnologia potrà permettervi di mettervi a tavola e di godere dei piacere della qualità loseless.

Tidal offre un catalogo di più di 25 milioni di album, video e interviste alle quali l’utente può accedere, il tutto rigorosamente in alta qualità, e permette di entrare nel suo mondo gratis per sette giorni, dopo i quali si solleciterà l’abbonamento alla piattaforma, che tra le sue funzioni offre anche la beneamata possibilità di riprodurre i brani in offline, altro tasto dolente, va detto, per Tidal.

Una delle caratteristiche vincenti che ha favorito la diffusione dello streaming a macchia d’olio è il fatto che un mp3 raramente supera i 10 mb di grandezza, mentre una canzone in formato Flac supera tranquillamente i 50 mb; tutto questo, mescolato al fatto che molti degli smartphone disponibili oggi giorno non fanno della capacita di archiviazione una qualità fondamentale – perché secondo il Dio Apple “tutto finirà sulla nube” – rischiereste di occupare tutto il vostro spazio disponibile con una manciata di cd da 400 mb l’uno.

Molti dubbi e perplessità, molti pro e molti contro accompagnano l’affannoso intento continuo di far tornare l’alta qualità una priorità fondamentale del mercato musicale, ma siamo certi che coloro armati di impianti di valore, cuffie da svariate centinaia di euro, e di una (in)sana(?) passione per la musica potranno davvero gridare al miracolo con Tidal, e sperare che ci liberi dal male della bassa qualità.